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lunedì 17 aprile 2017

Buona Pasqua

Carissimi lettori del blog Buona Pasqua un po’ in ritardo ma ieri la connessione al marina Puerto Blanco di Luperon lasciava a desiderare… si’ siamo riusciti per il rotto della cuffia ovvero della finestra ad arrivare qui il pomeriggio del venerdi’ santo.

baia di Luperon Repubblica Domenicana
L'Africa Queen ormeggiata nel marina di Puerto Blanco


il molo e' collassato perche' si e' rotto un galleggiante sul quale poggiava, lo ripareranno il lunedi' di Pasqua dopo che ci siamo mossi sempre nella stessa baia al boatyard Marina Tropical





piccolo bucato: non c'e'il dryer per cui stendiamo sull'Africa Queen
Arnaldo studiava da una settimana i grib files  (files meteo dove viene indicata la forza del vento) che inizialmente davano una bella finestra da martedi’ a sabato compreso, poi con il passare dei giorni le previsioni sono cambiate e anche il vento continuava a essere forte anche se finalmente da NE, ideale per andare a Sud se non fosse stato cosi’ forte. Il martedi’ lasciano il marina l’Amel 54, nostro vicino di molo, e un’altra barca ma sono diretti a Portorico quindi li aspetta un viaggio lunghissimo contro vento. Il mercoledi’ invece partono gli italiani del grosso cat ma anche loro diretti alle BVI. Noi scegliamo la giornata di giovedi’ quando il vento e’ sceso un po’ di intensita’. Il giorno prima abbiamo chiamato custom + immigration  per il timbro di uscita e versato ancora 50 $ non si sa perche’ visto che l’isola e’ piena di super ricchi, mah! Usciamo quasi in alta marea alle 9.30


e anche l’uscita si rivela molto impegnativa perche’, anche se Arnaldo ha sul GPS il tracciato fatto all’entrata, adesso c’e’piu’ vento mentre quando siamo arrivati l’avevamo di poppa e meno forte. I  responsabili del marina, estremamente gentili, vengono a controllare la nostra uscita perche’ finita la piattaforma per il passaggio in oceano bisogna affrontare il frangente (rage) ad alta velocita’ per contrastare la marea montante. (in marea calante non saremmo potuti uscire perche’ ci sarebbero stati 2 m di rage) Va tutto bene e alle 10.00 iniziamo il percorso prima contro vento verso Nord cercando di dribblarci in mezzo ai motor boat che sono a pesca e guardano le lenze ma non dove vanno continuando a zigzagare sulla nostra rotta.


 Poi arrivati al New Point Reef ci aspetta un percorso allucinante con vento al traverso e onda incrociata, meno male che il Grand Soleil e’ stato costruito molto bene e quindi   attraversa le onde in modo dolce anche se qualcuna ci prende di lato e ci fa rollare. Ovviamente per tutte queste ore preferiamo timonare alternandoci con turni di un’ora; solo quando arriviamo ad avere il vento di poppa con la rotta a 180 gradi, inseriamo l’autopilot. La velocita’ e’ buona perche’ avendo vento prima da NE e poi essenzialmente da North, viaggiamo sopra i sei nodi, qualche volta tocchiamo i sette.



C’e’ ancora l’onda residua dei giorni passati ma quando costeggiamo paralleli la piattaforma l’effetto di quest’ultima mitiga il rollio e il beccheggio. L’unica cosa e’ che le miglia da fare sono tantissime, sarebbe stato bello avere una finestra seria e potersi fermare a West Caicos e a Sapodilla Bay nell’isola di Provo. Infatti la rotta consigliata dai sacri testi prevede il passaggio in piattaforma con queste due soste e poi l’uscita verso le Turks dove si fa la terza sosta in attesa che arrivi il pomeriggio per affrontare le ultime 90 miglia di percorso che separano l’arcipelago da Luperon permettendo di arrivare al mattino presto, sfruttando la calma prodotta dall’isola di santo Domingo. Noi invece, siccome la finestra e’ limitata a due giorni, abbiamo dovuto evitare le soste e la tranquillita’ della piattaforma per fare tutto oceano no stop. All’estremita’ dell’arcipelago di Turks & Caicos arriviamo all’una di notte dopo aver percorso 95 miglia e con grande sconforto vediamo che l’ultimo tratto ci viene valutato 94 miglia mentre a tavolino ne avevamo calcolato molto meno. Procediamo con i nostri turni notturni di due ore. Alle 3.40 am si esce dalle mappe delle Bahamas/Turks & Caicos che ci hanno accompagnato in questi anni e abbiamo una cartografia piu’ scarna e minimalista che avevamo acquistato negli  USA. Non mi piace per niente!



 Una cosa positiva e’ che c’e’ ancora la luna piena e quindi c’e’ sempre luce, come al solito siamo soli nell’infinita’ dell’oceano. Solo a mezzanotte si vede un grosso cargo diretto in piattaforma. L’alba questa volta non e’ interessante, scatto alcune foto piu’ tardi. 









A 40 miglia da Santo Domingo si intravede gia’ l’isola con le sue   montagne, nelle Bahamas invece la terra si incominciava  a vedere solo a dieci miglia di distanza. Per tutto il percorso, fuori dalle acque territoriali, il tempo e’ calcolato con l’ora solare, scatta la legale solo quando si arriva a dieci miglia dalla costa.
Finalmente dopo piu’ di 30 ore di navigazione alle 4.30 pm entriamo nel canale di Luperon seguendo le boe. Poi un ragazzo locale con un pegnero ci fa da guida verso il marina ma ci porta sulla barra e ci insabbiamo, fortunatamente e’ fanghiglia, ci fa insabbiare ancora e poi sopraggiunge un gentilissimo canadese che invece ci scorta fino al marina (siamo entrati in assoluta bassa marea)
Quando i ragazzi del marina di Puerto Blanco ci aiutano ad ormeggiare mi chiedono quanto vogliamo fermarci, yo rispondo: Toda la vida!! Tierra tierra al final…me siento como Colombo….
Ecco un po’ di foto,invece  le foto relative a Provo e al giro fatto con l’auto dalla conch farm alle baie,blue hills…etc….. sara’ argomento di un prossimo blog.







mercoledì 12 aprile 2017

Viaggio verso Turks & Caicos (2 puntata)

6 Aprile giovedi’
Dopo quasi cinque giorni e quattro notti nella  Abrahams Bay di Mayaguana, approfittando di una mini-finestra di vento debole da SE, ci muoviamo in alta marea rifacendo il percorso di domenica  2 Aprile verso l’uscita West della baia.  L’altra uscita piu’ comoda   verso East non e’ consigliabile perche’ non e’ mai stata dragata e non ha fondo per cui nessuna barca in questi giorni si e’ fidata a passarci. Mettiamo in moto alle 4.00pm di giovedi’, le altre barche con destinazione North e minor pescaggio se ne sono gia’ andate e un’altra con destinazione Sud preferisce passare ancora una notte nella baia, spostandosi pero’ in alta marea  all’imbocco; li salutiamo e affrontiamo la nostra rotta 155 su  New Point Reef, il primo way point davanti a Providenciales detta da tutti Provo, l’isola piu’ importante delle Turks & Caicos. 


Fino alle 7/8 di sera si va benissimo: il vento e’ da SE  8/10 nodi, dopo invece rinforza di nuovo e la barca incomincia a ballare di brutto, riduciamo i giri del motore a 1800 per ballare un po’ meno. Il mare di conseguenza incomincia ad essere mosso e poi molto mosso, l’Africa Queen salta su e giu’ a dx e a sx. In cabina e’ un’apocalisse cade tutto anche le cose ben sistemate a poppa come il trolley, cuscini, portello… Andiamo avanti con questo beccheggio e rollio combinati dall’oceano incrociato per ben sette ore, fino alle tre di notte. In assoluto per me e’ stato il tragitto peggiore anche perche’non timonando ma lasciando la gestione all’autopilot, non potevamo prendere le onde in modo ottimale… I turni notturni  li facciamo sempre di due ore pero’ e’ una notte in cui non si riesce a dormire. Alle 3.00 am si placa il vento e la navigazione riprende ad essere piacevole, procediamo lenti per il vento e la corrente contraria e  incominciamo ad apprezzare di piu’ i tre quarti di luna con un chiaro di luna da urlo che non ci ha mai lasciato al buio, che e’ quello di cui yo ho timore. Anche su questa rotta non incontriamo natanti a parte una grossa nave diretta sembrava su Cuba o verso la Florida.
l'alba in barca e' sempre uno spettacolo indescrivibile!

Arnaldo in una pausa di riposo

Alle 6.00 am mancano solo dieci miglia al primo way point (New Point Reef), abbiamo gia’ percorso 45 miglia e a questa distanza si incomincia gia’ a vedere il profilo dell’isola. Prima delle 9.00 siamo al New Point Reef e iniziano le ultime 9 miglia quasi parallele all’isola, anche se il vento nel frattempo si e’ un po’ rinforzato siamo protetti dalla terra. Alle 11.30 siamo all’inizio del canale che ci condurra’ nel marina di Turtle Cove. Fortunatamente il marina fornisce un servizio gratuito di pilotaggio per i natanti che devono entrare, meno male!

Terra, terra !!

Arnaldo felice: ce l'abbiamo fatta!!
 Dopo tante miglia sofferte, questo tratto e’ la ciliegina sulla torta: praticamente Arnaldo fa lo slalom in mezzo ai coralli cercando di passare al centro delle paline, guidato dal dinghy.
L’Africa Queen fa ben tre grounded di cui uno nei coralli, vi allego alcune foto del passaggio...





frangente dell'onda sull'isola


Poi quando penso che tutto sia finito e incomincio a preparare le cime di ormeggio, Arnaldo mi suggerisce di aspettare perche’ anche il canale di entrata che serpeggia ha profondita’ bassissime. Finalmente dopo altre due strisciate riusciamo a ormeggiare, aprendo un solco nel fango del fondo. Scopriremo poi che siamo entrati in bassa marea! Il marina e’ decisamente piacevole; ci sono diverse barche con equipaggi amichevoli e grossi catamarani. Ci sono tre ristoranti e finalmente la cosa piu’ importante e sognata siamo protetti da tutti i venti. Dopo quasi due mesi l’Africa Queen e’ immobile!



Piccoli gossip: ritroviamo la coppia di Happy Healer incontrata  in prima battuta a Long Island e poi a Mayaguana, i coraggiosissimi si erano mossi due giorni prima di noi da Mayaguana con una rotta ampia verso Nord dell’isola per andare diretti alle BVI ma purtroppo l’acqua del serbatoio caricata a Long island, in un molo differente dal nostro, si e’ rivelata salata provocando malessere alla signora che ne aveva bevuta tanta. L’altro gossip e’ che ci precipitiamo al ristorante piu’ vicino (50 metri) e poi a trovare i nostri conoscenti di Happy healer. Nel frattempo la custom e l’immigration ci avevano cercato due volte. Qui a Turks & Caicos non si va negli uffici dell’immigrazione ma sono loro che vengono nel marina, non mi sarei mai aspettata cosi’ presto e fra l’una e le due. Nel pomeriggio  arriva di nuovo  il ragazzo della custom  mentre l’immigration non si fa vedere e neanche l’indomani mattina; poi il gestore del marina li contatta e finalmente una fanciulla arriva nel primo pomeriggio di sabato. Il permesso base e’ di sette giorni e si pagano 50$ poi per stare di piu’ bisogna pagare 300$ che e' un permesso di navigazione e pesca solo che, mentre alle Bahamas questo permesso  dura un anno, con diverse entrate. , qui dura solo 90 giorni. Ovviamente tutti fanno una settimana. Quando si parte bisogna richiamare l’immigration per cui se devi partire al mattino e’ preferibile chiamarla la sera prima.

Africa Queen allo slip 52 del Turtle Cove marina, alcune boats sono partite
primo tramonto  a Turtle Cove






qui non abbiamo piu' i gatti a farci compagnia come a stocking Island ma i gabbiani che occupano la sommita' dei pali d'ormeggio e per un giorno l'onore di avere un'aquila di mare:



in giro per l'isola si trovano questi simpatici uccelli che sembrano indossare un tartan comperato a Londra , sono diversi da quelli bahamensi solo per questo manto di piume


piccolo pesce volante arrivato sull'Africa Queen


domenica 9 aprile 2017

Viaggio verso Turks & Caicos (1 puntata)

Wow Wow!!
Lettori carissimi del blog e’ con grande piacere che vi annuncio che venerdi’ 7 Aprile dopo un ultimo tratto di 65 miglia nautiche siamo arrivati nella parte Nord di Providenciales, una delle otto isole che formano l’arcipelago di Turks & Caicos. Tripudio e felicita’ nonostante l’entrata very tricky, in mezzo ai coralli con la guida del dinghy del marina e un 4/5 piccoli grounded dovuto al fatto che siamo entrati a mezzogiorno in completa bassa marea. Adesso siamo qui allo slip del Turtle Cove marina:  c’e’ in corso una piccola perturbazione con temporale, come da previsioni meteo.
Ma ecco il racconto, quasi dettagliato della nostra navigazione verso il Sud, iniziato mercoledi’ 29 Marzo quando lasciamo di prima mattina l’amatissima Stocking Island (scritto quando eravamo fermi a Mayaguana).

29 Marzo tramonto a Calabash Bay Long Island

29 marzo mercoledi’
L’oceano ha ancora l’onda residua del vento forte dei giorni precedenti> gia’ martedi’ mattina avevamo fatto un tentativo per partire ma la situazione ancora roughly dell’oceano ci aveva fatto desistere. Il planning e’ di navigare verso Cape S.Maria (26miglia+5) e poi dirigerci a Rum Cay  con altre 27 miglia per essere favoriti l’indomani con un percorso piu’ breve su Clarence Town. Il vento pero’, tanto per cambiare, e’ contro: soffia da NE e ci consente una media di soli 4,5 nodi con una previsione di arrivo a Rum Cay per le 9 di sera, impossibile entrare al buio in mezzo alle teste di corallo! Decidiamo quindi a malincuore di fermarci nella  Calabash  Bay  come due settimane fa quando ci eravamo aggregati ai canadesi di Buena Vista.


Giovedi 30 marzo: giornata very heavy, come prevedevamo; ci muoviamo prestissimo ma sempre contro vento verso Cape S.Maria e in piu’ la stima del tratto piu’ lungo di navigazione da Oneil Reef  a Clarence Town e’ sottostimato  sulla mappa di 5 miglia rispetto al reale. Il vento e’ ora da East e procediamo per circa sei ore di bolina stretta piu’ motore mettendolo al massimo dei giri (2200). Fortunatamente non usando l’autopilot ma timonando con turni di un’ora e sfruttando la nostra buona abilita’ al timone, frutto delle tante regate fatte in gioventu’ sul lago Maggiore, riusciamo a riguadagnare terreno ovvero acqua e ad arrivare alle 6.30pm invece che alle 7.30/8.00pm. L’entrata al buio sarebbe stata veramente tricky.
Il  Flying Fish Marina e’ molto bello, le altre 11 boats a vela sono all’ancora nel canale a sx ma noi non vedevamo l’ora di essere in un marina! Ormeggiamo all’inglese al fuel dock. Ormeggiate al marina ci sono invece i grossi yacht che escono per pescare mahi mahi,wahoo etc.  La notte, come da previsioni, inizia il vento forte da SE. Al mattino conosciamo la coppia di Happy Healer, una barca a vela piu’ piccola di noi, un Morgan 33’ decisi a partire per il Sud anche con il vento cosi’ forte.
Arnaldo inizialmente li vorrebbe seguire, poi meno male che il vento nel pomeriggio rinforza ancora e si rimane qui. Ci dividiamo i compiti: yo vado a fare le lavatrici e il dryer mentre Arnaldo riempie le tre taniche di diesel e a fare acqua( e’ proprio finita stamattina, e’ ancora quella di George Town).

frangente vicino all'ingresso del porto, con vento da nord sarebbe impossibile entrare


spiaggia di Clarence Town  sull'oceano




Pomeriggio di assoluto relax dopo un buon pranzo al ristorante del Marina. Giretto per Clarence Town fra uccelli, pecore, fiori. Interessante la chiesa bianca e azzurra fatta edificare da padre Jerome, l'eremita delle Cat Island. Padre Jerome  inizialmente era pastore della chiesa anglicana e fece costruire la St Paul's Anglican Church in stile gotico con infissi rossi, poi, convertitosi al cattolicesimo nel 1911, fece costruire invece la St Peter's Catholic Church in stile spagnoleggiante con gli infissi azzurri.




barche a vela all'ancora nel canale a sinistra dell'entrata a Clarence Town


una delle tante pond dell'isola, in passato si produceva sale




le simpatiche tracce dei granchi








1 Aprile Sabato
Inizia il secondo tratto della nostra avventura verso Sud. Il primo tratto da Stocking Island a Clarence Town e’ stato di 85 miglia in due giorni, adesso ci aspetta il piu’ lungo di almeno 140 miglia. L’idea iniziale era pero' di riuscire fra sabato e domenica, compresa la notte in navigazione, ad arrivare sull’isola di Providenciales a Turks & Caicos e avevamo fatto tutte le simulazioni con velocita’ di crociera a 4 nodi, 5 nodi piu’ il calcolo delle intermedie.  Salpiamo alle 7.30, la giornata e’ ottima,l’oceano si e’ calmato; l’unico inconveniente e’ che abbiamo il vento in faccia per cui non possiamo metter la vela che ci farebbe aumentare un po’ la velocita’ della boat. Procediamo con una velocita’ variabile fra i 4 e i 5 nodi. L’isola di Long Island sembra non finire mai, continuiamo a vederla  alla nostra dx mentre iniziamo la lunga rotta di oltre 60 miglia verso  Atwood (Acklins Island) attraversando il Crooked  Island passage. Siamo soli in mezzo all’oceano, prima di noi si erano mosse  da Clarence altre tre barche ma probabilmente sono piu’ veloci.Gli unici natanti che avvistiamo sono verso le 11.00 am una grossa nave cisterna e una barca a vela in direzione Nord.Alle 3.30 pm siamo a meta’ di questa rotta che e’ stata caratterizzata nonostante il vento a ESE e SE sugli 8/10 nodi da una buona velocita’ sui 5,5/6 nodi. La seconda parte invece vedra’ una brusca diminuizione di velocita’ che portera’ a un ritardo notevole sul way point davanti alle Crooked Island provocando tensione  e sconforto a bordo. In questi giorni abbiamo constatato come i bordi paralleli alle isole siano stati veramente lenti sia per il vento contro che per le correnti. Arrivati finalmente verso le 11.00 pm all’ultimo passaggio dalle Crooked alle Plana Cays e al Mayaguana passage si rompe la cinghia dell’alternatore, qualche ora prima invece erano scesi i giri del motore ma poi si era stabilizzato. L’ Africa Queen va avanti anche senza alternatore che carica le batterie: spegniamo tutte le luci interne e mettiamo in funzione il wind generator. Pensavo che la navigazione notturna mi creasse problemi e invece e’ la parte piu’ bella del percorso  perche’ a distanza vedevo i fari della batelco e del faro di entrata di Atwood. Di notte ci alterniamo a turni di 2 ore a testa, a me spetta quello dall’una alle tre e dalle 5.00am alle 7.00, bellissimo l’ultimo perche’ assisto all’arrivo dell’alba mentre attraversiamo il Mayaguana Passage.



Abrahams Bay, situata nella parte sud di Mayaguana

2 Aprile domenica
 Arriviamo in prossimita’ di Mayaguana alle 11.30 am: abbiamo fatto 140 miglia in 29 hours con una media tutto sommato buona:4,8 nodi
Percorso veramente tricky  di circa 4 miglia ( scopriremo dopo che almeno eravamo in alta marea)  nella Abrahams Bay dove ormeggiamo davanti al paese e al segnale della batelco (dimenticavo e’ la compagnia telefonica) ci siamo fermati perche’ le previsioni del tempo davano brutto da lunedi’ in poi.


MG aggiorna il diario di bordo



i nostri vicini di barca che sono costretti a scendere tutti i giorni perche' hanno due cani
Nell’isola non c’e’ proprio niente, la domenica non scendiamo a terra perche’ completamente stravolti dalla navigazione notturna e dallo stress accumulato, risposiamo e nel tardo pomeriggio scopriamo che sono arrivate altre barche compreso Happy Healer. Lunedi’ il vento e’ veramente fortissimo come da previsioni e non e’ consigliabile scendere dalla boat: si balla come a George Town, in piu’ bisogna scendere in alta marea perche’ anche con il dinghy e’ problematico. finalmente riusciamo a scendere martedi’ pomeriggio in corrispondenza dell’alta marea del pomeriggio.  A parte il bell’edificio della batelco e una chiesa non c’’e’ proprio nulla, lo store "Lorraine" ha poche cose, meno male che c’e’ il pane e il negozio dei liquors and drink purtroppo riapre alle 6.00. Passero' ancora due notti pesanti con il surge che non da’ tregua, mi sono persino spostata a dormire a poppa e ho messo i tappi nelle orecchie per non sentire il rumore delle paratie e del timone….

la strada principale di Mayaguana



vi piace questo hard-ground?


 i
Dimenticavo che martedi' pomeriggio arrivano insieme tre barche a vela dirette a North; il loro arrivo sembrava quello delle tre caravelle....